I MIEI LIBRI, I MIEI PENSIERI, IL MIO MONDO

RITORNO A CARTAGENA

La pioggia batteva costantemente sui vetri della finestra. Era una giornata grigia, senza luce, senza calore.
Ma la luce ed il calore erano tra le braccia di Jack Castle. Erano sdraiati nel letto di quella vecchia casa di pescatori di Cartagena, dove la USS Yorktown era ritornata dopo un lungo anno. L’inverno era freddo, ma il freddo non penetrava attraverso gli spessi muri della casa affacciata sul mare, anche lui grigio e freddo. Il cielo color antracite non lasciava passare i raggi del sole. Ma com’era calda, lei…. Jack la stava baciando sulle labbra carnose, accarezzandole i seni. La sua pelle gli dava sensazioni forti, la sua lingua che si insinuva nella sua bocca era morbida ed esperta. L’aveva desiderata per tutto il tempo che la Yorktown aveva navigato per gli Oceani, l’aveva pensata ogni volta che le sue mani avevano toccato un’altra donna, tutte quelle volte che aveva cercato quasi di esorcizzarla cercando altri rifugi, altri lidi, altre spiagge che non erano mai state uguali a lei. Aveva vagato per i mari con un pensiero fisso nella testa, quasi stregato, senza riuscire a togliersi dalla mente il canto di sirena che vi si era insinuato e che a volte, nelle lunghe notti passate sul ponte della nave, sentiva così forte da impazzire.
Ma ora lei era là, sotto di lui, il suo corpo sinuoso che si muoveva e gli dava quelle sensazioni a cui aveva anelato per tanto tempo. Si stavano baciando con calma, con una inusuale dolcezza, senza quell’impeto che aveva caratterizzato i loro due incontri precedenti, il primo sul ponte della Yorktown e il secondo sul fianco dello Stromboli, in quell’alba che Jack non avrebbe mai più dimenticato. A volte lei apriva gli occhi, smetteva di baciarlo e sorrideva. Poi ricominciava ad accarezzarlo, e lo spingeva giù, chiedendogli di darle piacere con i suoi baci e la sua lingua. Le baciò il collo, il seno, il ventre morbido. Sentirla così calda e inumidita dal piacere lo faceva impazzire, lo rendeva sempre più audace, lo stimolava e lo rendeva sempre più smanioso e avido del suo corpo. Tutto quello che desiderava Jack in quel momento era sentirla gemere e vibrare e chiedergli sempre di più. Per una volta non stava cercando di appagare solo se stesso, no, l’unica cosa che poteva appagarlo pienamente in quel mmento era sentirla godere, era far sentire appagata lei, compiacendosi solo con la sua voce che emetteva ansimi veloci e col suo sapore di miele selvatico. E solo quando capì che lei aveva raggiunto quell’apice molte volte, affondò dentro di lei, prima piano, con movimenti lenti….poi si fermò e la baciò di nuovo, tentando di fermare l’impeto che la rendeva impaziente, cercando di ritardare il più a lungo possibile l’arrivo di quell’attimo tanto atteso … e poi cambiò il ritmo, che ora sembrava seguire la musica che avevano messo di sottofondo, una musica che sembrava essere diventata ora parte del loro amplesso, e il ritmo aumentò ancora e ancora e ancora, finchè un ultimo potente colpo di reni fece esplodere il piacere e li catapultò in quel limbo celeste che solo due amanti esperti riescono a raggiungere.
E rimasero così, i loro due corpi fusi, placandosi lentamente, baciandosi ancora, assaporando fino in fondo la magia che si era sprigionata ancora una volta a Catagena, in quel freddo giorno invernale.

 
 
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