I MIEI LIBRI, I MIEI PENSIERI, IL MIO MONDO

Mi voglio oggi soffermare sul racconto “Santè” e sulla sua singolare ambientazione.

Siamo a Tolosa, in una cornice straordinaria qual è la Chiesa dei Giacobini.

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La prima volta che ho visto le foto di questa chiesa sono rimasta affascinata e, avendo già in mente un tipo particolare di racconto, non ho potuto fare altro che documentarmi meglio e usarlo come ‘location’.

E’ un esempio di architettura gotica  francese del XII sec. e del XIV sec. Nella grandiosa doppia navata della chiesa, sette colonne sostengono la volta ad un’altezza di 28 metri sotto la chiave di volta. L’ultima colonna sorregge la volta a ventaglio dell’abside: le sue 22 nervature, alternativamente sottili e spesse, compongono il famoso “palmier” (palma dei Giacobini). La chiesa ospita dal 1369 la tomba di S. Tommaso d’Aquino.

Guardate che imponenza!   Chiesa_dei_Giacobini_Tolosa_il_palmizio

Le due protagoniste Claire e Angelique, madre e figlia,  vivono un evento molto importante all’interno di questa spettacolare chiesa, ed è Claire che ne vive e respira intensamente la bellezza ogni volta che vi entra: “…Entrò in chiesa, rimanendo sempre stupita dalla maestosità di quel luogo, con le sue imponenti volte a palmizio con le quali non smetteva mai di bearsi la vista…”

Ma le emozioni più grandi Claire le prova prima dell’importante concerto che vedrà protagonista sua figlia, emozioni che all’interno di quella spettacolare chiesa raggiungono un che di mistico, di trascendentale: “…Claire amava molto quei momenti, quasi più del concerto stesso: si avvertiva sempre un misto di aspettativa, di tensione, di adrenalina, di preoccupazione; aleggiavano nell’aria insieme alle note di Mozart e sembravano formare volute che si alzavano sinuose verso le volte della chiesa. Era ancora vuota, e Claire cercava di non perdersi nemmeno un refolo di quell’aria magica che spirava tra le colonne…”

Poi, finito il concerto, le due donne vivranno un’esperienza unica nel chiostro del convento:  è formato da quattro gallerie . Le colonne sono in marmo grigio ed i capitelli sono ornati con sculture rappresentanti foglie. Esse sostengono una tettoia che poggia su archi in mattoni, a loro volta poggianti sui capitelli.

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Immaginatelo illuminato, pieno di gente, festoso: Claire ed Angelique avranno una fugace apparizione che sarà per loro non solo straordinatia, ma anche e soprattutto molto consolatoria.

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Oggi conosciamo la protagonista di un racconto di Beckie intitolato “Lo zio”, Pauline Sanders. Vi confesso che è uno dei miei personaggi preferiti

Il racconto è scritto in prima persona: siamo ai giorni nostri, in una cittadina del New Jersey negli Stati Uniti, e  Pauline dà una descrizione di sé piuttosto sommaria:

“…tutti mi conoscono come ‘signora Sanders’; ben pochi sanno che il mio nome è Pauline, ma d’altra parte ben pochi si curano di me: sto defilata, evito le manifestazioni, faccio la segretaria allo studio medico del dottor Hook, voto quando c’è da votare, pago le tasse e non ho mai dato scandalo. In realtà, le uniche attenzioni che ho ricevuto sono state quando sono arrivata qui, giovane, senza un soldo, con una fede al dito, la storia di un marito morto in Iraq e un bambino in pancia, che poi ho tragicamente perso al secondo mese…”

ma ci confessa anche di avere dei segreti:

“…siccome voglio essere proprio completamente sincera, non sono neppure signora, mai stata sposata in vita mia e mai lo sarò. Il mio cuore è rimasto con Bobby Potter, il mio primo fidanzato. Che fine ha fatto? Beh, possiamo dire che sia morto…”

Anche Pauline, quindi, è un personaggio un po’ misterioso.

Beckie ce la descrive così come l’ha immaginata: 36 anni, non molto alta  ma snella, capelli castano scuro dritti, occhi bli. Mani piccole e sottili, precisa ma non puntigliosa. ha una piccola cicatrice sul sopracciglio destro, che si è fatta da piccola sbattendo contro lo stipite di una porta. Il suo colore è il giallo ocra, predilige pullover turtleneck e jeans di taglio classico, non ha mai messo un paio di scarpe col tacco più alto di cinque centimetri.

Vedete quanto viaggia la fantasia quando si scrive? Nelle nostre menti i personaggi non rimangono ‘nebbiosi’ ma sono ben definiti, i tratti fisici ci sono sempre ben chiari, e più è chiara l’immagine che abbiamo di loro meglio si delinea la storia.

Che processo intrigante, la fantasia!

Pauline quindi è una donna molto riservata, con un triste passato pieno di ombre che ritornerà a tormentarla… Ma avrà modo di riscattarsi e vincere la sua battaglia su una vita anonima e senza scopo. Una donna che ha combattuto e ha vinto.

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Ci trasferiamo dalla Spagna dell’affascinante Jack all’Inghilterra.

Siamo nel 1943 in piena seconda guerra mondiale, in un piccolo paese del sud dell’Inghilterra, con il racconto IL BAMBINO FANTASMA.

Protagonista della storia è la signora Robbins, che ci viene così descritta:

“…era molto anziana, ne aveva già viste di guerre, diceva che quelle nuove bombe non la spaventavano e che se era suo destino morire, l’avrebbe fatto volentieri… non aveva più nulla da fare, ormai, in questo mondo impazzito: la prima guerra mondiale le aveva portato via un marito, e il figlio era morto nel 1941 in Russia durante l’Operazione Barbarossa, quando gli alleati avevano dovuto cercare di fermare l’invasione delle forze armate tedesche.
La signora Robbins, che viveva un po’ in periferia, chiusa nel suo dolore e nella sua solitudine…”

Una donna sola, quindi, molto sola e triste, che si è chiusa completamente in se stessa:

“…Il dolore per la perdita del figlio le aveva sicuramente sballato qualche rotella (o almeno così si diceva in paese), o magari era una vittima di un ancor poco conosciuto e studiato Alzheimer. Fatto sta che ormai viveva in un mondo tutto suo…”

Chissà quante donne così aveva creato la guerra…  donne senza più speranza, talmente stanche e piene di dolore da non avere più nemmeno la forza di continuare a vivere, a volte desiderose che una bomba potesse porre fine alla loro disperazione.

“…Negli occhi della vecchia signora Robbins apparvero delle lacrime, e una sfuggì al suo controllo, scendendo nel solco di una lunga e profonda ruga, una delle tante che si erano create in quel volto raggrinzito dal dolore e dalla sofferenza…”

Ma qualcuno o qualcosa  la porterà via dal suo mondo di afflizione… e la renderà finalmente libera.

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Cominciamo a conoscere i personaggi dei racconti delle Storie del Caminetto, e iniziamo da Jack Castle.

Capitano di corvetta, americano DOC, imbarcato da molti anni sull’incrociatore della Marina Statunitense USS Yorktown, vediamo come viene descritto in alcuni stralci del racconto La Bruja.

“Era un uomo di quarantotto anni, ancora molto aitante e affascinante, soprattutto quando era in divisa blu navy, impeccabile e scintillante con i gradi e le mostrine delle varie campagne fatte in Somalia, Eritrea, Afghanistan e nelle due guerre in Iraq.”

e ancora…

“…Marinaio navigato, con occhi blu di ghiaccio che facevano cadere qualsiasi resistenza, difficilmente se ne lasciava scappare una… (…)Era sempre stato un uomo libero, la sua indole lo portava a non avere legami; si era sposato molto giovane, ma si era presto sentito in trappola, tanto da buttare al vento quel matrimonio, senza rimpianti. Si era sempre vantato di essere il classico uomo che non promette niente, che non da niente, che non vuole niente… (…) …non aveva più promesso niente a nessuna, e molto spesso le aveva lasciate col cuore infranto e senza speranze di poterlo rivedere. Ma non si sentiva né egoista né egocentrico: lui era fatto così.”

Uomo tenebroso, che dovrà presto confrontarsi con se stesso e con tutto quello in cui ha sempre creduto.

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Come vogliamo immaginarlo?? così?

 

 

 

JULIET

Di lì a poco il caldo sarebbe diventato eccessivo.
Juliet maledisse i nuovi serramenti con doppio vetro, ma non era veramente sicura che tutta la colpa fosse da imputare a loro; tolse anche la canottiera e restò in biancheria intima, fissando lo schermo del notebook. Girò gli occhi verso la neve che cadeva copiosa, fuori dalla finestra, e si disse che sì, il caldo che sentiva morderle le ossa era innaturale. Doveva sbrigarsi.
Fece un gran sospiro e cominciò a scrivere.

Incipit del racconto CAVE, IGNORANS! – Le Storie del Caminetto – Fiorello&Freeman

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Fa tanto freddo, ma Juliet non ha proprio bisogno di un caminetto che la riscaldi…

Quale sarà il segreto di Juliet?

Due racconti che iniziano con la stessa frase, ma due storie completamente diverse!

Di lì a poco il caldo sarebbe diventato eccessivo.
Il capitano di corvetta Jack Castle era in un insolito appartamento di una casa di Cartagena; appena entrato aveva messo la legna nell’enorme camino e l’aveva accesa senza difficoltà; ora il calore si stava già gradevolmente diffondendo tra le pareti di quell’enorme unico locale arredato in maniera un po’ fuori moda, ma pulito e accogliente. Anche a Norfolk, dove viveva quelle poche settimane all’anno in cui non era in missione nei mari del mondo, aveva un camino; il rito dell’accensione del fuoco era per lui estremamente piacevole, e il calore sprigionato dai ciocchi scoppiettanti era una delle cose che amava di più: era il conforto di una casa dopo mesi di vita su una nave, da qualche parte, tra le onde degli oceani.

Incipit del racconto LA BRUJA – Le Storie del Caminetto, Fiorello&Freeman

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…e chissà che quella casa di Cartagena non fosse davvero così: antica, calda e accogliente, pronta per la strana e insolita serata dei due protagonisti della storia

 

 

Sorgente: Presentazione del libro Le Storie del Caminetto

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